«Cianuro a San Lorenzo» per un delitto perfetto
Cronaca di un delitto perfetto. Uno di
quegli omicidi solcati da elementi in grado di catturare l’attenzione del
pubblico: il cianuro, gli amori proibiti, un mosaico narrativo interessante. La
morte...
·
Altri articoli che
parlano di...
Cronaca di un delitto
perfetto. Uno di quegli omicidi solcati da elementi in grado di catturare
l’attenzione del pubblico: il cianuro, gli amori proibiti, un mosaico narrativo
interessante. La morte di Francesca Moretti, ventinove anni, avvelenata col cianuro
il 22 febbraio di quindici anni fa a Roma, si è spenta dopo una indagine
garbata ed un paio di processi. A ricostruire questo enigmatico caso
giudiziario romano è Mauro Valentini, scrittore e blogger appassionato di
thriller, con un libro, «Cianuro a San Lorenzo - La storia di Francesca
Moretti» (Sovera, pag. 192 euro 15) che ricostruisce l’episodio delittuoso in
chiave realistica, abbozzando almeno un paio di ipotesi investigative,
seminando indizi ma non rivelando niente di nuovo, perché probabilmente il
libro in questione vuole avere una vocazione testimoniale. La sua proposta
editoriale consta di un teatro composto da sette protagonisti comprimari e da
un coro di comparse. La bella ex studentessa Francesca Moretti abita in via
dello Scalo di San Lorenzo in un appartamento spartano diviso con due
coinquiline, la siciliana Daniela Stuto e la rumena Mirela Nestor. Ha un
fidanzato rom, Francesca, che si chiama Graziano Halilovic. Un ragazzo innocuo,
che però a casa ha moglie e cinque figli. Il ventidue febbraio 2000, alle 16 e
30, Francesca viene ricoverata in ospedale in gravissime condizioni, dove
muore. L’autopsia svelerà che è stata avvelenata dal cianuro che ha ingerito
non più di tre ore prima del ricovero. L’indagine si rivela imperfetta ma
questa volta la responsabilità non va attribuita alle forze dell’ordine:
Francesca soffre di una violenta lombo-sciatalgia e l’assassinio non può essere
svelato con il ricovero. Dunque nella casa di San Lorenzo spariscono eventuali
tracce di cianuro: l’assassino ha meditato e posto in essere il suo piano
criminoso supportato da circostanze a lui (o a lei) favorevoli. Dovrebbe essere
un rompicapo di facile lettura questo, perché in quel giorno di febbraio è ben
noto quali e quante persone abbiano avuto a che fare con la vittima.
L’attenzione della Procura converge verso la coinquilina Daniela Stuto,
sospettata di essere bisessuale e di aver meditato una vendetta estrema contro
la donna che voleva abbandonarla per iniziare una nuova vita col suo Graziano.
I processi daranno ragione alla Stuto e non al pubblico ministero, tanto è vero
che l’imputata sarà assolta e pure risarcita dallo Stato.
Angela
Di Pietro
Mauro Valentini, Cianuro a San Lorenzo. La storia di Francesca
Moretti, Sovera 2015
Un fatto di cronaca, un rebus, una drammaturgia. La ricostruzione dei fatti
intorno alla vicenda che viene ancora oggi ricordata come “il caso della
minestrina al cianuro” diventa in Cianuro a San Lorenzo di Mauro Valentini costruzione di
un’opera a più voci della quale il cronista-autore mantiene ben saldo il
timone. Si badi bene: Mauro Valentini non bara, non falsa le carte, non offre
sacrifici sull’altare del facile effetto, eppure riesce a incatenare chi legge
alle vicende di Francesca Moretti, la giovane sociologa marchigiana morta a
Roma al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni, alle 19, 35 del 22 febbraio
2000, dopo essere stata ricoverata d’urgenza per dolori lancinanti. A pranzo
aveva mangiato soltanto una minestra con il formaggino, preparata da una delle
ragazze che con lei divideva l’appartamento nel quartiere romano di San Lorenzo.
È la minestrina la causa del decesso? E se questa è stata avvelenata, chi ha
messo il veleno? E le medicine che Francesca prendeva da giorni per la
lombo-sciatalgia? Di tutto questo tiene conto e dà conto Mauro Valentini,
distribuendo voci e passi a una costellazione di personaggi di diverse culture
e provenienze. Altra non è, questa costellazione, se non quella delle persone
che, nella vita di Francesca, dalla nascita agli ultimi giorni, hanno occupato
un posto di primaria o di secondaria importanza, ma che un ruolo nelle vicende
di Francesca hanno svolto. Provengono da varie parti dell’Italia, questi
personaggi, o da altri paesi europei, come Mirela Nistor, romena, una delle due
coinquiline di Francesca, oppure appartengono a culture percepite come
molto distanti e viste con diffidenza, come Graziano Halilovic, rom, sposato,
padre di cinque figli, che con Francesca ha una storia d’amore.
Sono donne e uomini in carne e ossa, non solo personaggi, ovviamente, e ci
vengono incontro, attraverso le pagine di Cianuro a San Lorenzo, con le loro deposizioni, le
confidenze, i gesti riferiti, con i loro tic, le loro manie, le reticenze su
alcuni aspetti e, d’altro canto, la sovrabbondanza – quasi un fiume, se
si pensa, ad esempio, alla deposizione di Antonella, amica di Francesca, al
processo – di dettagli su altri aspetti. Uno dei meriti di Mauro Valentini va
individuato senz’altro nella capacità di dare alle vicende narrate e alle
persone coinvolte sia la veridicità della cronaca sia l’animazione
drammaturgica.
Anche i luoghi, gli interni come gli esterni, assumono in Cianuro a San Lorenzo il ruolo di indicatori del contesto in
cui si svolgono i fatti e, allo stesso tempo, di veri e propri personaggi. Il
quartiere di San Lorenzo è, ovviamente, in primo piano, con i suoi locali, le
botteghe, lo scalo ferroviario e i piloni della Tangenziale, con la sua storia
ricca di eventi e l’impatto sull’immaginario collettivo, ma pagine
significative vengono dedicate anche alla città natale di Francesca Moretti,
Pesaro, così come a quella di Daniela Stuto, Lentini. Daniela Stuto è l’altra
coinquilina di Francesca in quel tragico febbraio 2000; Daniela è la giovane
donna accusata dell’omicidio di Francesca. Come e perché si sia arrivati a
quell’accusa, con quali sentenze si siano conclusi i processi lo apprenderemo
nel corso della lettura.
Lo studio preparatorio, le indagini sulle indagini che hanno preceduto e
accompagnato la stesura di questo libro, tuttavia, permettono a chi legge di
apprendere molto di più delle semplici risultanze dei due gradi di giudizio.
Chi legge entra nel vivo del dibattito processuale, impara a conoscere
dinamiche relazionali e caratteristiche dei singoli individui che formano la
costellazione qui presentata attraverso documenti e testimonianze. Si fa strada
e prende corpo, così, un’ipotesi di soluzione del caso che smentisce le vie
finora prevalentemente seguite.
Una nota a parte deve essere dedicata agli approfondimenti che
arricchiscono Cianuro a San Lorenzo e che offrono scorci di varia natura, dalla panoramica sull’avvelenamento
al cianuro nel cinema e nella letteratura, alle indagini compiute dallo stesso
Mauro Valentini tra gli artigiani del popolare quartiere romano sulla
possibilità di accedere al veleno mortale, ai veri e propri ‘studi di caso’ compiuti
su misteri e delitti che presentano analogie con la storia di Francesca
Moretti.
© Anna Maria Curci
PROLOGO
Roma, via dello Scalo di San Lorenzo – 22 febbraio 2000
«Francesca, la minestra è pronta!»
Daniela chiama Francesca per la seconda volta. Dalla cucina scandisce il
nome a voce alta, sono giorni che sta cercando di farla uscire dal suo torpore
e dalla sua stanza. E farla almeno mangiare.
«Francesca, la minestra è pronta!»
Sta male Francesca. Un dolore lancinante alla schiena, lombo-sciatalgial
dice il dottor Giuliani.
Giuliani è il medico di base della ragazza, la sta seguendo con pazienza e
preoccupazione; quel martedì mattina è in ambulatorio, ma la richiesta di
aiuto gli è apparsa grave, e così è corso appena ha potuto nell’appartamento dove
vive Francesca con Daniela e Mirela per visitarla ancora.
Anche la domenica precedente era corso da lei, lo aveva chiamato il sabato
sera Mirela che era molto allarmata e non aveva aspettato il lunedì. Con
scrupolo, anche se di domenica era andato ad assistere questa paziente che in
due anni non aveva quasi mai visto e che quindi doveva aver qualcosa di grave
davvero per chiamarlo in continuazione.
Queste fitte lancinanti che non le permettono neanche di fare pochi passi
non lo convincono proprio, troppi giorni senza dare cenni di miglioramento
anzi, sembrano aumentare. È scrupoloso e attento il dottor Giuliani, ascolta in
silenzio Francesca, rimane perplesso dal racconto che lei fa del suo dolore
insopportabile. Possibile che le iniezioni non gliel’abbiano almeno un po’
fatto passare?
Le aveva prescritto quella domenica il Feldene e il Muscoril in fiala, due
farmaci che dovevano esser efficaci per una sciatalgia come quella, gliele
aveva fatte la signora Marisa, una vicina di casa che si presta a fare le iniezioni.
Aveva avuto, Marisa, la mano ferma e l’abbraccio materno e consolatorio per
Francesca. Quella donna nel quartiere la conoscono un po’ tutti, gentile e
sempre dedita verso chi ha bisogno. A Roma, in un quartiere popolare ed antico
come San Lorenzo ancor oggi esiste questa figura rassicurante, mezza massaia e
mezza infermiera, la “signora delle punture”; ce n’è una in ogni cortile.
In “Bellissima” Luchino Visconti di questa immagine popolare ne aveva
tracciato, 50 anni prima, un quadro struggente e divertente al tempo stesso. La
Sora Maddalena, interpretata da Anna Magnani, arrotondava il misero stipendio
del marito facendo appunto le iniezioni.”Ce penso io, Spartaco, alle spese de casa. A costo de fa venì er diabbete a
tutta Roma!” diceva la protagonista di quel film straordinario, girato nel 1951,
proprio a pochi passi dalla casa dove adesso vivono dividendo le spese
Francesca, Daniela e Mirela.
Marisa però non le faceva per soldi, lei le faceva solo per aiutare il
prossimo. Ha una storia difficile alle spalle, Marisa. È volontaria della Croce
Rossa da anni, da quando suo figlio, appena diciottenne, era venuto a mancare,
da allora lei aveva deciso che doveva esser d’aiuto. «Devo tenere occupati
tutti i momenti della mia vita, altrimenti impazzisco. E così aiuto chiunque me
lo chieda.»
Aveva preso a cuore, Marisa, questa ragazza così giovane e sofferente che
veniva dalle Marche.
Comunque, anche con le iniezioni il dolore non è passato, anzi…
Quella notte era trascorsa insonne, non solo per Francesca ma anche per
Daniela e Mirela che si erano alternate per assisterla. E non solo quella
notte, erano cinque notti di fila che Francesca non riposava. Era disperata e
le ragazze la stavano sostenendo come potevano, del resto quando si vive
lontano da casa, senza le famiglie vicino si finisce per sentirsi una il
sostegno dell’altra. Sentirsi un po’ una famiglia.
Il dottor Giuliani decide di passare ad un’azione più drastica, corre giù
in farmacia e si fa dare il Tora-dol, glielo inietta lui stesso, non si può più
aspettare e questa deve esser più efficace, ma nel contempo ordina a Francesca
un immediato ricovero in ospedale: «ci vuole una TAC, con una lastra non
vediamo nulla.»
Il medico compila la richiesta e raccomanda assolutamente di mangiare;
l’aggressività dellaketorolac trometamina, principio attivo del farmaco appena iniettato si palesa con un’accentuata
tossicità gastrointestinale e se Francesca non mangia nulla, come sta facendo
ormai da troppo tempo, può esser pericoloso.
Sono giorni che la ragazza non sta in piedi, dal giovedì precedente, quando
Daniela aveva chiamato l’ambulanza perché la gamba non la muoveva quasi più. Al
Pronto Soccorso del policlinico”Umberto I” la diagnosi era stata sempre la
stessa: lombo-sciatalgia. Le avevano prescritto qualche antidolorifico per via
orale e rimandata a casa. A Francesca era parso di star meglio, ma poi la
situazione, ora dopo 4 giorni era, se possibile, ancor più precipitata.
«Richiamiamo l’ambulanza?» Le aveva chiesto Daniela. «Ma che ci vado a fare
ancora, per farmi prescrivere le stesse medicine?» aveva quasi pigolato
Francesca. «Richiama il dottor Giuliani» le aveva chiesto con un fil di voce e
così Daniela aveva fatto.
«Mangia, mi raccomando» insiste il dottore andando via. Doveva
assolutamente sforzarsi ed ingerire qualcosa.
«Francesca, vieni, la minestra si fredda!» Ci ha sciolto dentro anche un
formaggino Daniela, qualche caloria in più per sostenerla e proteggere lo
stomaco della sua amica. La minestrina con il formaggino sciolto dentro a
Daniela ricorda l’infanzia, la sua difficile infanzia a casa degli zii e
soprattutto al collegio.
Dalla finestra della cucina arriva il ticchettio insistente della pioggia
di fine febbraio, Francesca si alza a fatica, va in cucina, guarda svogliata
fuori dalla finestra. Tre piani più sotto San Lorenzo pullula di studenti che
si riparano allegri sotto la pioggia. Il rumore insistente e rotativo delle
auto sulla Tangenziale neanche la sfiora, ci si abitua a tutto, anche ad avere
una strada sopraelevata a quattro corsie, progettata da un ingegnere giapponese
in vena di follie, che passa quasi davanti alla loro finestra. Anzi, Francesca
fa come un gioco con se stessa che la fa sorridere sempre ogni volta che piove,
riesce a sentire le gocce di pioggia e non sente il fragore di quel mostro di
cemento.
Come è lontana la sua Pesaro, la spiaggia, il mare e quella quiete che da
questa prospettiva sembra di un altro continente.
Quando la signora Marisa suona alla porta per farle l’ennesima iniezione,
sono ormai le 15:00.
Daniela le comunica che per quel pomeriggio non serve il suo aiuto. «Ci ha
pensato il dottore.»
Marisa però vuole salutare lo stesso la ragazza e sincerarsi delle sue
condizioni. Francesca dopo aver mangiato e aspettato paziente che il farmaco
faccia effetto pare stia meglio, accenna anche ad un sorriso quando Marisa le
chiede: «Francesca hai mangiato qualcosa?» Francesca fa cenno di sì, le
sorride, sembra una zia premurosa questa signora Marisa che, indugia un po’, si
guarda attorno, cerca di capire se può far qualcosa per aiutarla.
Allunga lo sguardo verso la cucina e vede una scodella in tavola, le bucce
di una mela e un bicchiere semivuoto. E Daniela che lava i piatti.
«Bene, brava. Ora vedrai che starai meglio. Ci vediamo stasera. Qualsiasi
cosa chiamatemi.»
_____________________
Mauro Valentini, scrittore e blogger romano, collabora da anni con diverse testate
giornalistiche, scrivendo di cinema e di cronaca nera. Ha partecipato come
relatore a numerosi convegni sulla violenza di genere. Ama il cinema
d’inchiesta e la nouvelle vague francese. Il suo primo libro, 40 passi – l’omicidio di Antonella Di Veroli, è stato un piccolo caso mediatico e letterario.